05/21/2024
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“Aurora” e la speranza del risveglio: Giorgio Nisini riscrive la celebre fiaba scavando nelle paure più nascoste

di Mariagrazia Cucchi –

Fin da quando era bambino, la storia della bella addormentata ha sempre trasmesso a Giorgio Nisini un sentimento di inquietudine che non riusciva ad afferrare ma che, probabilmente, ha a che fare con qualcosa di molto atavico… Le fiabe, in fondo, sanno toccare le corde più misteriose di tutti noi. Da qui il suo ultimo romanzo “Aurora”, pubblicato da Harper Collins.

“C’è un aspetto che caratterizza tutte le mie storie: metto sempre l’occhio del racconto sugli aspetti più incomprensibili della realtà, quelli di confine, che non si comprendono e che anche la scienza non riesce fino in fondo a illuminare;  lì  inserisco la sonda della letteratura, perché la ritengo la più funzionale a perlustrare certi fondali. In questa giovane fanciulla, e nel suo sonno di morte, intravedo qualcosa di misterioso, ma anche la speranza del risveglio, che in fondo è il grande sogno di noi esseri umani”.

Ma la fiaba immortale che tutti conosciamo risale a ben prima della versione Disney, ispirata a quella di Perrault e dei fratelli Grimm: possiamo ritrovarla in numerose varianti, all’interno di culture anche lontane tra loro, sulle quali Giorgio è andato a “indagare”.

“Questa storia è rimasta in background dentro di me, fin quando ho voluto provare a ‘defiabizzarla’ e trasformarla in un romanzo, ma non solo: l’ho ambientata nella contemporaneità, per cercare di mostrare come possa ancora parlare al nostro presente. Sono andato a cercare le versioni meno conosciute, come quella di Giambattista Basile o addirittura quella raccontata da Italo Calvino nel suo ‘Fiabe italiane’… Le ho messe in una sorta di “frullatore narrativo” e ho creato la mia Aurora”.

Parliamo di una storia molto antica, di una dimensione che pare lontanissima dalla nostra, ma che ancora oggi riesce a sollevare dubbi, riflessioni, angosce, e a generare sogni e aspettative che in fondo ci riguardano da vicino. 

“Ognuno di noi ha dei punti deboli e quando il destino ci pone davanti alle nostre paure, magari dovute a qualche episodio che ha cambiato la nostra vita, sembra davvero farlo apposta. Stefano, il protagonista maschile di questa storia – ovvero il padre di Aurora – ha il terrore delle telefonate notturne e il romanzo inizia proprio con una telefonata notturna da parte di una sconosciuta. Come se il destino volesse premere dolorosamente nella ferita che da sempre lo ossessiona”.

La grande fiaba è dunque ancora capace di raccontare il nostro mondo, anche in una versione completamente diversa da quella che conosciamo. Non ci resta che scoprire se alla fine la realtà prenderà il sopravvento o se i protagonisti riusciranno a vivere “felici e contenti”, liberati dalle proprie paure e ossessioni.

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