01/29/2023
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Una mela al giorno

A cura dello chef Fabio Campoli – prodigus.it

Quante storie, simbologie e malintesi si celano dentro una succosa mela! 

Nella Genesi la prima a morderne una fu Eva, anche se in verità la Bibbia non cita mai il melo nel parlare di quell’albero dei cui frutti era proibito nutrirsi, sia a lei che ad Adamo. Alcuni ipotizzano si trattasse in realtà di un fico, con le cui foglie i due coprirono le proprie nudità. Appartiene invece alla mitologia greca il mitico pomo della discordia: secondo la leggenda, fu la dea Eris ad incidere una mela d’oro con la scritta “Alla più bella” per poi lanciarla sul tavolo durante un banchetto. Il suo atto scatenò una lite immediata fra Era, Afrodite e Atena, e a quel punto Zeus scelse il mortale Paride per esprimere il giudizio su chi fosse in realtà la più bella fra le tre. Ciascuna dea offrì lui un dono speciale come ricompensa, ma fu Afrodite con il suo ad attirare l’attenzione del giovane, che scegliendola si garantì l’amore della donna più bella al mondo, Elena di Sparta, che rapita al re Menelao fu la causa scatenante della Guerra di Troia. La mela prosegue il suo viaggio nella storia legandosi anche ad altri personaggi: era una mela quella che cadde in testa ad Isaac Newton facendogli scoprire la forza di gravità, così come quella che il leggendario eroe svizzero Guglielmo Tell fu sfidato a colpire con una freccia posizionandola sulla testa del figlio. I fratelli Grimm scelsero una mela avvelenata per raccontare la vicenda di Biancaneve, ed Edward S. Martinnel libro The Wayfarer in New York (1909), paragonò lo stato di New York a un albero di melo, con le radici nella valle del Mississippi e il frutto a New York: molti riutilizzarono il paragone rendendo ancora oggi la città nota come “Grande Mela”. Tra le mele più celebri del XX secolo, troviamo ancora quella morsicata in un angolo scelta da Steve Jobs per rappresentare il logo della Apple, attorno alla quale s’intrecciano innumerevoli ipotesi da approfondire. 

L’esistenza del melo sul nostro pianeta viene fatta risalire a oltre 500 milioni di anni fa. È certo che alla fine del periodo terziario in molte aree terrestri esistessero già specie di melo somiglianti o identiche all’attuale melo selvatico (Malus sylvestris). L’area geografica d’origine viene ritenuta essere l’Asia orientale, da dove il melo si sarebbe poi diffuso nelle zone caucasiche: qui sarebbero avvenuti incroci naturali fra le diverse specie originando varietà ancora oggi esistenti. I fossili del periodo pliocenico ritrovati nella Siberia occidentale hanno evidenziato la presenza di piante di melo anche in quest’area freddissima. Piante selvatiche di questa pomacea esistevano già nel 6.500 a.C. nei boschi lungo il fiume Danubio: da tali zone i popoli Illiri e celtici avrebbero selezionato i meli da coltivare, originando una primordiale e semplice frutticoltura. Il melo era coltivato anche in Egitto nella valle del Nilo – probabilmente importato dalla Siria già nel XIII secolo a.C. – e il faraone Ramesse II ne faceva rituale dono ai sacerdoti del tempio di Tebe. Oggi il melo è ampiamente coltivato in tutto il mondo: i suoi frutti possono essere di forma sferoidali, ellissoidale o più appiattita, con una buccia variamente colorata, dal verde al giallo fino al rosso più o meno uniforme; la polpa può presentarsi bianca, giallastra e di recente anche rossastra (ricca di antociani). In realtà la mela è un falso frutto perché a svilupparsi non è il pistillo ma il calice del fiore, tanto che dalla parte opposta al picciolo se ne nota un residuo. Accanto alle varietà di mele più coltivate e di più alto interesse commerciale (Golden Delicious, Granny Smith, Stark, Gala, Fuji), l’invito è quello di incentivare la ricerca e l’acquisto delle varietà (di cui molte antiche) tradizionali di diverse regioni, gesto che farà del bene sia all’economia locale, sia all’ampliamento della vostra “biblioteca di sapori”. Renette Canada in Val d’Aosta, mele Runsé in Piemonte, Pomella della Valle Staffora nel Pavese, mele Ferro Cesio in Veneto, mele Rotella nella Lunigiana, mele Rosa Romana nel Lazio, mele Limoncella in Basilicata, mele Lappedda in Sicilia… in Italia c’è davvero un mondo di mele, buone da gustare non solo tal quali ma anche da impiegare nella cucina per le feste, nelle insalate, come contorno per i secondi di carne suina o di selvaggina, e ancor più in pasticceria, servendo in tavola golosi strudel, mele in gabbia di pasta sfoglia, e non per ultime le intramontabili torte da credenza, buone dalla colazione alla merenda. Buone feste a tutti!

LA RICETTA DEL MESE: LA TORTA DEL MAESTRO

Ingredienti per uno stampo da 24 cm di diametro

Per il Pan di Spagna  Uova, 4; Zucchero, 120 g; Farina “00”, 100 g. Per completare: Pasta frolla, 400 g; Biscotti secchi, 80 g; Confettura di more, 120 g; Mele golden, 3; Zucchero a velo.

Per accompagnare: Cannellino di Frascati 

Preparazione: In una ciotola sbattete le uova e montatele insieme allo zucchero. Potrete utilizzare anche la planetaria con la frusta, nonché scaldarle per i primi minuti a bagnomaria per migliorarne il montaggio. Continuate a montare per circa 10-15 minuti, fino ad ottenere un composto chiaro, gonfio e spumoso. Infine, aromatizzate il composto con della scorza d’arancia finemente grattugiata e incorporatevi la farina setacciata, aiutandovi con una schiumarola o una frusta, con movimenti manuali energici ma delicati dal basso verso l’alto. Stendete la pasta frolla allo spessore di mezzo centimetro. Imburrate e infarinate uno stampo rotondo, quindi adagiatevi all’interno la frolla addossandola bene lungo i bordi e forando poi il fondo con i rebbi di una forchetta. Disponete sul fondo di frolla i biscotti sbriciolati grossolanamente, poi ricoprite con la confettura di more e infine colate il composto per pan di Spagna che avrete in ultimo arricchito con le mele tagliate a cubettoni (spolverate con poca farina). Inserite in forno preriscaldato a 175°C e lasciate cuocere 35-45 minuti. Una volta pronta, lasciate raffreddare bene la torta fuori dal forno prima di rimuoverla dallo stampo e servirla cosparsa in superficie con zucchero a velo. 

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