08/08/2022
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Oncologia integrata: Oltre ai protocolli “tradizionali” c’è di più

di Alessandro Cerreoni –

Che cos’è l’oncologia integrata? In che maniera si inserisce nella cura delle malattie tumorali? Quale supporto può dare al paziente oncologico? Ci sono studi scientifici che ne rappresentano l’efficacia? Per saperne di più ne parliamo con il dottor Antonio Gorini, un medico che ha scelto la mission professionale di mettere al centro la persona nella sua complessità e trovare la cura che sia personalizzata e volta a ristabilire uno stato di salute prolungato 

Cosa significa oncologia integrata?

L’oncologia integrata è quell’insieme di terapie e discipline, che affiancano le terapie oncologiche tradizionali (chemio e radioterapia) e coadiuvano il processo di cura e presa in carico del paziente oncologico. Da diversi anni si usa lo slogan: “aggiungere Vita ai giorni e non giorni alla vita”. Permettere la maggiore qualità di vita possibile per il maggior tempo possibile è l’obiettivo principale dell’oncologia integrata. Tutti i maggiori centri di oncologia nel mondo utilizzano oramai un approccio integrato. Basti pensare al Memorial Sloan Kettering Cancer Center di New York, il Karolinska Institute, l’Università di Pittsburgh e molti altri. I servizi offerti sono molteplici e variano a seconda del centro. La nutrizione e il supporto psicologico sono tra questi, anche se dovrebbero far parte delle cure tradizionali. A queste aggiungiamo la fitoterapia, l’agopuntura, l’omeopatia, l’ossigeno-ozono terapia, la reflessologia plantare, tecniche varie di terapie manuali (shiatsu, osteopatia, chiropratica, ayurveda), ancora lo yoga, la mindfulness, il Tai chi, il Qi Qong, arte terapia e musicoterapia… l’elenco è molto lungo”.

Quanto è importante nella cura dei tumori, affiancare la medicina integrata e complementare a quella “tradizionale”?

“Direi che è fondamentale. Non bisogna mai trascurare l’insieme a favore del particolare. La persona malata non è la sua malattia, ma è una Persona nella sua interezza Spirito-Mente-Corpo con una rete familiare e amicale, anch’essa coinvolta nella gestione della malattia oncologica. I professionisti, che si occupano di oncologia e medicina integrata, hanno un focus particolare su questi aspetti. Il paziente e i suoi familiari devono sentirsi accolti e accompagnati in un processo di cura, che, al di là del risultato ultimo, deve poter essere vissuto come una importante esperienza di vita. Inoltre, utilizzare un approccio integrato permette di ridurre gli effetti collaterali della terapia tradizionale e aggiungere ulteriori strumenti terapeutici”.

Perché c’è ancora tanto scetticismo attorno all’approccio della medicina integrata per supportare le terapie previste dai protocolli?

“Per ignoranza. Il nostro Paese non è mai stato “apripista” per l’innovazione, figuriamoci per l’utilizzo di strumenti che fanno parte di tradizioni antiche e di altre aree geografiche. Alcune esperienze italiane fanno ben sperare che un domani l’integrazione in oncologia possa essere presente in ogni centro italiano”.

Nel mondo ci sono studi scientifici che evidenziano l’efficacia dell’ausilio delle cure integrate?

“Gli studi sono innumerevoli. Esiste anche la Società di Oncologia Integrata (SIO – Society for Integrative Oncology – integrativeonc.org). Molto interessante il sito del Memorial Sloan Kettering Cancer Center di New York, che dedica più pagine all’oncologia integrata e una in particolare sulla fitoterapia – About Herbs (vi è anche la App). Tutto è ben documentato da bibliografia scientifica”.

Esistono strutture sanitarie nel nostro Paese dove si ricorre alla medicina integrata da affiancare a quelle che tutti conosciamo?

“La Regione Toscana è da sempre avanti sull’uso delle medicine complementari, tanto che sono comprese nel sistema sanitario regionale con pagamento di ticket. In Toscana vi sono diverse strutture che fanno oncologia integrata. La più famosa è l’Ospedale di Pitigliano (ASL di Grosseto), che è il primo ospedale europeo di medicina integrata. Nell’Istituto Tumori di Milano da 30 anni vi è il servizio di Oncologia integrata, servizio che troviamo anche nell’ospedale di Merano con un reparto apposito. Anche al Policlinico Gemelli di Roma (Divisione Malattie della Donna) vi è un’esperienza di integrazione grazie al contributo della fondazione Komen Italia. Altre esperienze in Italia ve ne sono grazie al contributo di singoli professionisti”.

In che maniera il medico esperto di oncologia integrata si inserisce nell’ambito delle cure e se e come può lavorare in collaborazione con l’oncologo “tradizionale”? E se queste due figure possono risiedere nello stesso professionista?

“Qualsiasi oncologo può apprendere e utilizzare altre discipline mediche nell’alveo di quelle riconosciute dal nostro ministero (Fitoterapia, Omeopatia, Omotossicologia, Ayurvedica, Antroposofica, Agopuntura). Nello stesso tempo non è necessario essere oncologi per supportare un paziente oncologico. Infatti, il professionista che è abilitato ad una o più delle discipline suddette lavora con un approccio basato sulla persona e non sulla patologia e riesce ad aiutarla in qualsiasi problematica di salute. L’integrazione si svolge di pari passo alla gestione oncologica dalla diagnosi fino alla terapia. Iniziando con rimedi naturali per gestire l’ansia della diagnosi, terapie di supporto per ridurre effetti collaterali di radio e chemioterapia, supportare problematiche concomitanti, ecc.”.

Qualche esempio di ausilio “naturale” che può essere utile?

“Molto importante nella malattia oncologica è sostenere il sistema immunitario. Direi che questo è il focus principale. Grande attenzione all’alimentazione e al mantenere un’attività fisica. Tenere sempre l’energia alta. Ridurre lo stato infiammatorio e lo stress ossidativo. Ogni ricetta è personalizzata e va concordata con l’oncologo e ritmata in base alle terapie in corso per non “disturbare” l’azione volutamente tossica di queste. Difficile fare esempi validi per tutti, stiamo parlando di una malattia complessa che coinvolge tutto il corpo (e la mente e lo spirito) e che viene affrontata con terapie complesse ed energiche. Meglio affidarsi ad un professionista e non al fai da te”.

L’omeopatia può rientrare nell’oncologia integrata? Ed eventualmente a che livello?

“Vi sono centri che utilizzano solo l’omeopatia per la gestione integrata. In questo la realtà francese è un modello in Europa (https://www.aboutpharma.com/senza-categoria/omeopatia-supporto-cure-oncologiche/). È uno strumento terapeutico molto efficace, privo di effetti collaterali e generalmente è anche il sistema più economico.  Può essere utilizzata sin dall’inizio per lo shock della notizia e l’accettazione della situazione, per ridurre gli effetti collaterali delle terapie, per coadiuvare la chirurgia (prima e dopo), gli esami diagnostici, aiutare la cura in toto. Esistono piani nazionali e regionali, che la includono nei protocolli di cura dei pazienti oncologici”.

Via Archimede, 138 – Roma

www.biofisimed.eu – Tel 06.64790556  (anche whatsapp)

antonio.gorini@biofisimed.eu

https://www.miodottore.it/antonio-gorini/internista-nefrologo-omeopata/roma

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