05/27/2024
HomeArteCorné Akkers: L’arte non è un logo per franchising

Corné Akkers: L’arte non è un logo per franchising

di Marisa Iacopino –

Un artista olandese di fama internazionale che combina elementi figurativi e astratti, realizzando suggestioni di luci e di ombre. Nelle sue opere variazioni di piani tonali, gradienti morbidi e miscelati a olio, a pastello, a matita di grafite per creare l’illusione di profondità e massa. 

Lui è Corné Akkers, dipinge e disegna fin da giovanissimo. Tuttavia, ha intrapreso questa professione solo all’età di 35 anni, dopo aver lasciato una brillante carriera di avvocato per dedicare la sua vita all’arte. 

Da dove viene il tuo interesse per il disegno e la pittura? 

“I miei genitori erano progressisti, direi hippie. All’inizio degli anni ’70 del 1900 mi portavano in musei e gallerie. Allora ho cominciato a disegnare cartoni animati e cowboy, seguiti da ritratti e schizzi di modelli negli anni ’80 e ’90. La pittura a olio si è intensificata dopo il millennio, ma negli ultimi dieci anni il disegno e la pittura vanno di pari passo”.

Nelle tue opere la ricerca della luce attraverso la geometria delle forme. Sintesi di tecnica ed espressione poetica. Quali artisti, o correnti, di riferimento? 

“Ci sono tante fonti di ispirazione, dal momento che il mio interesse per l’arte è così ibrido. Tendo ad essere eclettico, combinando le abilità tradizionali degli antichi maestri con i modernisti. A caso posso citare gli artisti da cui sono attratto: Van Eyck, Da Vinci, Rembrandt, Vermeer, Ingres, Monet, Degas, Cézanne, Van Gogh, Mondrian, Sluijters, Gestel, Dali, De Lempicka e probabilmente ne dimenticherò molti altri. Le correnti a cui mi ispiro principalmente sono l’impressionismo (da qui la ricerca della luce), il puntinismo, il cubismo (ovviamente), il surrealismo, un po’ di buon vecchio realismo seicentesco. In effetti il mio stile personale di Roundism è una combinazione eclettica di cubismo e impressionismo”.

Nelle arti, e quindi anche in pittura, è possibile prescindere dallo studio dei classici?

“In effetti non lo è. Paul McCartney affermava che la sua canzone “Blackbird” era basata su una Bourrée (ndr. Composizione) di Bach interpretata in modo errato. John Lennon ha derivato molti dei suoi brani da vecchie canzoni dei pescatori di Liverpool. Così Picasso si ispirò alle maschere africane quando realizzò Demoiselles d’Avignon e lo trasformò nella prima vera opera d’arte cubista. Monet ha visto Vermeer al Mauritshuis, presso L’Aia. La lista potrebbe continuare all’infinito. Siamo tutti sulle spalle di artisti che ci hanno preceduto”.

Qual è l’importanza del design? 

“Nello stile Roundism il design gioca un ruolo importante. Infatti i nudi che abbozzo sono solo il motivo iniziale per creare disegni decorativi. Quando il disegno è riuscito lo lavoro a olio, scegliendo con cura i colori. Spero che le mie opere, costituite da turbinii e colori tipici, siano più riconoscibili del nudo stesso”.

La tecnica pittorica è cambiata nel tempo? 

“Sì, e la colpa è di mio padre. Ho iniziato a disegnare ritratti e nudi negli anni ’80, ispirato com’ero dai disegni di Degas che ho visto al Musée d’Orsay, a Parigi. Mio padre mi ha sfidato a trovare un nuovo stile e ad approfondire l’astrazione, il suo modo preferito di vedere l’arte. All’inizio ho resistito, pensando che il mio stile impressionista fosse abbastanza buono e l’unica cosa di cui avevo bisogno. Ma più tardi ci ho ripensato. Noi artisti corriamo il rischio di ripeterci, generando un “manierismo” di qualità inferiore. Il cubismo, che ho sempre amato, è venuto in mio aiuto. Al giorno d’oggi utilizzo una gamma completa di stili diversi. Insomma vario, passo dal dipingere in modo molto dettagliato, per fare poi il dipinto successivo con macchie spesse di vernice. Quindi le mie tecniche più che cambiate, sono aumentate di numero. L’unica cosa che è veramente cambiata è il tempo dedicato a un dipinto. Attraverso l’esperienza riservo drasticamente meno tempo a un’opera d’arte rispetto a venti anni fa, permettendomi di fare e sperimentare ancora di più”.

L’arte contemporanea è in buona salute? In cosa difetta, eventualmente? 

“Penso che nell’arte contemporanea sia assente l’amore per l’artigianato. Agli studenti delle accademie d’arte insegno come addestrarsi a disegnare modelli. Studi tonali, conoscenza della ruota dei colori, è ormai tutto considerato obsoleto, antiquato, mentre i prodotti di molti giovani artisti non hanno la capacità di attirare l’attenzione. L’arte riflette la mancanza di nuove idee. Penso che ciò sia dovuto al fatto che molti copiano artisti famosi impiegando un certo stile che si è dimostrato commerciale e di successo. Quindi vedi l’arte diventare un franchising di se stessa: una giungla di ripetitivi mumbo-jumbo (idoli e feticci incomprensibili ndr) artistici”.

Dove possiamo ammirare le tue creazioni?

“Ho opere incluse nelle fiere d’arte in Cina, inoltre espongo online. Ricevo decine di mail al giorno per offerte di mostre d’arte per le quali però dovrei pagare in anticipo le commissioni. Sono sempre aperto alle mostre, e spero di trovare galleristi disposti a fare affari nel modo più opportuno. Intanto, lavoro esclusivamente su commissione”. 

Condividi Su:
POST TAGS:

redazione@gpmagazine.it

Valuta Questo Articolo
NESSUN COMMENTO

LASCIA UN COMMENTO