09/30/2022
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Daniela Merola: Come seguire “La giusta via”

di Mara Fux –

Giornalista, autrice e ufficio stampa non è certo quel che si definisce una “di poche parole” ma piuttosto una professionista che attraverso i suoi scritti e il suo lavoro fa della parola lo strumento per scoprire l’anima e le emozioni della gente.

“La giusta via”, un titolo impegnativo che però dice molto di chi lo sceglie per il proprio libro. Ti reputi una donna determinata?
“’La giusta via’ è un titolo che ho subito amato, direi nel momento stesso in cui mi è balenato nella mente. Determinata poi, direi di esserlo; cerco di coltivare le mie idee e di difenderle. Non è facile in questo mondo di omologazione e pensiero unico, ma io appunto cerco l’originalità e la determinazione. Quindi grazie di avermi definita tale”.
Sei giornalista, conduttrice radiotelevisiva, scrittrice e addetto stampa. Quale di questi ruoli rispecchia maggiormente la tua personalità?
“Ti dico, sono tante facce della stessa medaglia e a me piace diversificare. Fare l’addetto stampa è molto faticoso ma anche esaltante, scoprire nuovi talenti e farli conoscere mi gratifica molto. Indubbiamente scrivere per me significa sentirmi libera, creare personaggi e personalità che non mi appartengono è meraviglioso. Per me significa scoprire la mia mente. Fare anche formazione è importante e mi permette di avere una certa stabilità economica”.
Scrivere era il tuo sogno da bambina?
“Ho sempre scritto, fin da bambina. Sognavo di fondare un mio giornale e dirigerlo. L’ho fatto con il mio blogzine attuale e con un mensile tanti anni fa, si chiamava New Power Soul ed era una fanzine dedicata alla compianta rockstar Prince, poi chiuso dopo cinque anni. Contemporaneamente ho sempre appuntato foglietti con frasi, pensieri e scritto racconti. Solo molto più avanti ho realizzato il mio desiderio di scrivere romanzi”.
Di cosa tratta questa tua seconda opera?
“’La giusta via’ si concentra su personaggi controversi che, chi in un modo chi in un altro, scelgono la giusta via per sopravvivere e ritrovare la felicità perduta. Margherita Sossio, la protagonista, è una bambina che vede frantumarsi davanti ai suoi occhi la serenità familiare. Da qui scatta un qualcosa nella sua mente che la porterà verso derive pericolose, verso binari dai quali non è poi facile uscire. Ho voluto sfidare me stessa e il lettore con questo secondo romanzo e ho cercato di rimescolare le carte narrative, lasciando immaginare uno spazio bianco dove tutto sembra perfetto, un dentro e fuori continuo da un luogo che non è materia ma posto dell’anima. Sullo sfondo di due città che io amo, Roma e Napoli, ho raccontato il viaggio della mente di Margherita, alla ricerca del suo adorato papà Benedetto, come pure quello della madre inglese Gemma Torton, del marito terribile Augusto Francipane, della misteriosa Aquilina De Scorciatis, che rappresenta per me l’anima sfuggente di Napoli, il suo nascondersi e rivelarsi all’improvviso. Proprio come fa Margherita. E’ un romanzo che amo molto e che esprime il coraggio delle donne”.
Nello scrivere, quanto lasci di te nei tuoi personaggi?
“Lascio la mia passione per la vita, la mia voglia di combattere, il mio desiderio di comprendere la mente umana. É una delle cose che più mi appassiona. Di mio proprio personale metto la forza delle donne e anche i loro fallimenti e voglia di ricominciare”.
Per il tuo primo romanzo “Marta, un soffio di vita” hai preso spunto da una storia vera. Anche ne “La giusta via” ci sono spunti realistici?
“No, in questo secondo romanzo non ho preso spunti realistici ma mi sono affidata alla fantasia, alla mia voglia di raccontare anche le due città di Roma e Napoli attraverso la vita dei personaggi”.
Si dice che oggigiorno ci siano più autori che lettori. Credi sia vero?
“Indubbiamente ci sono tanti autori, ma secondo me i lettori ci sono, devono solo essere invogliati con storie interessanti, non scimmiottamenti di romanzi da classifica, ma semplicemente raccontando storie nuove. In questo modo si stimola il lettore”.
Quanto è importante per il successo di un libro la visibilità del suo autore?
“Molto. Parlo per me, chi mi conosce per il mio lavoro ha acquistato i miei due primi romanzi. E per farsi conoscere è importante promuovere, ma a tappeto davvero. Senza giri di parole, se un libro vende ed è nei top 10 della classifica è semplicemente perché si fa di essi un battage promozionale a manetta. Conosco libri bellissimi di autori sconosciuti che non avranno mai la giusta visibilità. Lo stesso dicasi per artisti, musicisti, attori, la regola è quella. Quindi invito tutti ad affidarsi agli addetti stampa”.
E la copertina?
“É il 90% della vendita di un libro. La copertina è l’antipasto di quello che il lettore mangerà dopo. Deve suscitare curiosità, emozione immediata. Se non piace la copertina oppure è poco incisiva il lettore non lo comprerà”.
Qual è il libro che ancora nessuno ha scritto?
“Io penso che, come scriveva Mallarmè, ‘il mondo alla fine è fatto per finire in un libro’. Quindi il libro che non ha ancora scritto nessuno è quello che non ha paura di mostrare la compassione umana. Si tende sempre a celarla, a ritenerla un atto di debolezza, invece raccontare la compassione e la pietà degli uomini verso altri uomini è un gesto rivoluzionario e sovversivo”.
Stai lavorando a nuovi progetti editoriali?
“Sì. Sto scrivendo uno psico dramma, un thriller psicologico, dove si fronteggiano anime dissolute pronte a tutto pur di non perdere un attimo di felicità. E poi un altro che posso definire un “romance pensante” dove tratto anche del body shaming, di come le donne curvey subiscano discriminazione. Un argomento che influenza la vita sociale in maniera notevole. Non è facile scrivere due libri così diversi nello stesso momento ma ci provo. Ci vorrà del tempo prima che escano, un anno di sicuro, ma saranno ambedue interessanti. Ve li consiglio entrambi”.

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