05/07/2021
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François Morlupi: “Il prossimo giallo? Scopritelo voi”

di Mara Fux –

Vincitore del “Festival di Grottammare” 2018, del “Premio Voci Città di Roma” 2019 oltre che del Premio Internazionale “Golden Holmes Awards” di Napoli, di Lecceingiallo e del “Giorgione Prugnola” nel 2020, il giallista italo-francese ci parla di sé.

A che si deve il tuo ingresso nel mondo della scrittura?
“A che si deve, sinceramente, non lo so nemmeno io. Direi che si è trattato di un concatenarsi di eventi; prima di ‘Formule Mortali’ ero solo un grandissimo lettore ma non avevo mai scritto niente. Ti dirò pure che avendo frequentato la scuola francese, non sono mai andato benissimo in italiano. Sicuramente lo scrivere ha coinciso con l’uscita da un forte periodo di stress sul lavoro e con il termine della lettura di due libri gialli allora molto famosi suggeriti da amici che mi sapevano grande appassionato del genere ma alla fine dei quali ho detto tra me ‘tutto qui?’; però anziché mettermi a criticare e basta ho voluto vedere se ero in grado di scriverne uno io. Così mi son messo all’opera e dopo un mese ho terminato il testo”.
Quindi, a quel punto, ti sei messo alla ricerca di un editore.
“Nemmeno per sogno: l’ho messo nel cassetto perché per me la storia era finita lì: avevo espletato la necessità di mettermi alla prova e la questione era finita”.
E come è arrivato tra le mani dell’editore?
“A farmelo tirar fuori dal cassetto è stata la mia compagna che, lettolo, ha detto che secondo lei meritava. Dopo di lei l’ho fatto leggere ai miei genitori che ne hanno dato stessa opinione e quindi a degli amici che pure si sono espressi favorevoli. In particolare uno di loro ha proferito una frase che mi ha fatto riflettere ovvero che un libro è scritto per essere letto, cosa che è mi ha portato a riflettere e dando inizio alla vera avventura”.
Immagino tu l’abbia inviato a più editori: su che base hai scelto quello con cui pubblicare?
“Sicuramente è stata una scelta umana; conoscevo le Edizioni Croce per tradizione: come molti romani avevo spesso frequentato la loro libreria. Fatto sta Croce mi ha risposto, l’ho incontrato per un caffè, mi ha spiegato il suo progetto dandomi anche dei suggerimenti su alcune parti del testo in modo da migliorare taluni passaggi. Io l’ho ascoltato e a maggio del 2018 è uscito ‘Formule Mortali’ che è andato benissimo come poi è andato benissimo anche ‘Il Colbacco di Sofia’. Ambedue hanno avuto più ristampe e ricevuto premi oltre ad esser stati per parecchi mesi tra i più gettonati nelle classifiche dei libri più richiesti come ebook”.
Se non sbaglio i premi vinti son stati sei.
“Sì e in tanti altri ambedue i testi sono entrati come finalisti”.
Ne sarai stato felice.
“Felicissimo talvolta anche incredulo come nel caso del Premio Ladispoli dove non ero nemmeno stato messo al corrente di essere vincitore assoluto dell’edizione 2019”.
Come ti è venuta l’idea di ambientare il secondo romanzo a Sofia?
“Con la mia compagna amiamo molto viaggiare e poiché ci mancavano le capitali dell’est, a dicembre 2018 siamo andati a Sofia Durante il viaggio di rientro ho pensato che sarebbe stato interessante mandare in quella città Ansaldi, il commissario protagonista del primo giallo per vedere come si sarebbe trovato in un luogo così differente dalla Corsica in cui lo avevo rappresentato nell’altro racconto. La Bulgaria e la Corsica sono diametralmente opposte per clima, l’una è calda l’altra fredda sotto zero, per cucina, l’una essenziale l’altra estremamente ricca di salse e condimenti, senza parlare poi delle differenze di lingua o di carattere degli abitanti. Insomma l’idea di vedere stravolgere la vita del mio commissario mi piaceva così dopo un paio di mesi è nato ‘Il Colbacco di Sofia’”.
Alcune parti del libro sono in cirillico. Come hai fatto per la traduzione?
“Mi sono armato di un dizionario bulgaro e avvalso di un buon traduttore online. Non potevo fare altrimenti ed è così che si deve fare. Anche in Formule ho dovuto mettermi a ripassare quanto studiato negli anni di scuola; d’altronde se vuoi che un libro abbia un taglio realistico è così che devi fare. Pure davanti alle autopsie mi son fatto aiutare o chiarire le azioni da compiere da medici che mi hanno mostrato video e foto non sai di quanta roba. Ma è giusto che sia così. Mi disturba molto percepire dalla lettura di un libro che l’autore in un dato luogo che descrive non c’è in realtà mai stato. Spesso si scrive sulla base di cliché cadendo sul banale: anziché andare a descrivere i bassifondi di una New York che non hai mai visto, ambienta il tuo libro a Perugia, a Padova o in paesi che sei in grado di descrivere perché il lettore lo capisce che non li hai mai visti se non per sentito parlare. Non pretendo che sia un documentario ma che tu sia credibile si. In Trappole ho descritto la Corsica perché ci vado da 35 anni e ‘Il Colbacco’ l’ho ambientato a Sofia perché ci sono stato, vi ho trascorso quindici giorni mangiando il loro cibo, visitando e vivendo la città Se parlo di un monumento è perché so come è fatto, l’ho visitato”.
La pensi così anche sui personaggi?
“In certo modo sì, in tutti loro c’è di me, della mia compagna, dei genitori o degli amici. Ci sono moltissimi riferimenti ad episodi di vita vissuta”.
Rileggendo i due testi, con l’esperienza di oggi cambieresti qualcosa?
“Mi è capitato di rileggere ‘Formule’ dopo un annetto, quando già avevo scritto l’altro e forse qual cosina nel linguaggio l’avrei migliorato. Il linguaggio scrivendo evolve”.
I social avvicinano il lettore all’autore. Come ti poni dinnanzi a loro?
“Rispondo sempre e con piacere a chi mi contatta su face book e oltre a chiedere se gli sia piaciuto il libro domando a tutti se a loro avviso ci sia qualcosa da migliorare e vedo che questo mio atteggiamento viene apprezzato. Credo ci si debba porre loro con certa umiltà, bisogna rimanere umili per poter essere al servizio del lettore; bisogna sempre ascoltare opinioni o suggerimenti, poi puoi anche scegliere di non seguirli ma ascoltarli è doveroso. Erano umili Proust e Balzac, lo possiamo esser pure noi, in fin dei conti si tratta di un libro non della formula che salva l’umanità da tutti i mali!”.
Quanto conta la copertina?
“Secondo me tantissimo. Di entrambe i libri le ho scelte io anche in certo contrasto con l’editore che sosteneva svelassero un po’ troppo. Penso che debba attirare quel che basta a che il futuro lettore prenda il libro tra le mani per girarlo e leggerne la sinossi. In Italia vengono stampati 200 libri al giorno: l’offerta è immensa ma se leggi le statistiche i lettori sono pochissimi, la media parla di un libro l’anno da cui credo che davanti a tanta concorrenza la copertina assume una valenza quasi capitale”.
La soddisfazione più grande?
“I premi ricevuti sono certamente un bel traguardo ma per assurdo la più grande soddisfazione è stata quella di esser contattato da sconosciuti che mi ringraziavano per la descrizione di taluni aspetti dei miei personaggi in cui riscontravano le proprie fissità caratteriali. Sentirmi dire che ‘chiuso il libro, i personaggi già gli mancavano’ è davvero gratificante”.

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