06/26/2022
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Gerry Di Lorenzo: “Presto uscirà il mio primo romanzo ma la poesia rimane una fedele alleata”

di Francesca Ghezzani –

Gerry debutta nel panorama letterario con la prima silloge poetica “Pensieri di un poeta mediocre” pubblicata nel 2019, per poi riaffacciarsi con la nuova opera “In viaggio” (Robin Edizioni) e tornare, presto, con il suo esordio in prosa

Gerry, sarebbe potuto accadere il contrario, ovvero che il tuo esordio letterario fosse legato a un romanzo per poi approdare solo in un secondo momento alla poesia?

“Davvero improbabile! Per quanto la prosa mi abbia sempre affascinato, sono nato scrivendo in versi e mai mi sarei potuto snaturare. La poesia è sempre stata la mia casa, la mia culla, un riparo. Potrei definirla in tanti modi. Una compagna di viaggio che ha visto il peggio di me, lo ha accettato. Una compagna che c’è sempre stata, soprattutto durante le cadute ed è per questo che significa davvero tanto per me. Si sa che quando si vince sul carro salgono in tanti, ma è quando si perde che si resta in pochi e i versi non sono mai andati via. Ho sempre cercato riparo in loro e ne ho sempre ricevuto. Quando mi sono trovato solo, la poesia c’era. Scrivere un romanzo non è una necessità ma una sfida, qualcosa che nasce per la passione verso la scrittura. In realtà quello che è nato e che a breve avrò il piacere di condividere col pubblico, è un progetto iniziato quasi trent’anni fa, sospeso senza mai dimenticarlo. Una decina di pagine scritte a mano ed in parte con una vecchia macchina da scrivere; quest’anno ho avuto il coraggio di tirarle fuori, le ho sistemate ed ho proseguito il romanzo. È stata una bella sensazione, una di quelle forti che riescono ancora a stupirmi”.

Hai dichiarato: “Cercarsi è un viaggio possibile ed incredibile”. Come possiamo farlo?

“Tanta volontà di cercarsi e conoscersi, tanto coraggio di mettersi in gioco e di sopportare il peso dei fallimenti, dei rimpianti, delle frustrazioni. Serve il desiderio di mettersi a nudo, senza maschere che mostrano ciò che in realtà non siamo e senza armature per difenderci dai colpi. Si parte alla ricerca di un equilibrio, il giusto compromesso tra ciò che siamo e ciò che avremmo voluto essere, tra gli obiettivi raggiunti e quelli mancati, tra i sogni realizzati, quelli per i quali abbiamo lottato e quelli lasciati morire per paura di fallire o per paura di osare, oppure semplicemente per paura del giudizio degli altri. Bisogna riuscire a guardarsi allo specchio e andare oltre ciò che si vede, focalizzando l’attenzione sugli occhi e da lì incominciare a scavare. Trascorriamo il tempo ad immortalare nelle foto il nostro profilo migliore, quando bisognerebbe fotografare il tempo stesso, quello passato, per la costruzione di quello futuro. Tutti abbiamo un mondo dentro da scoprire, da esplorare. Un mondo che può far male e che sta a noi condurre verso la felicità. Attenzione però, quando parlo di felicità intendo la soddisfazione, la realizzazione di se stessi, il raggiungimento della serenità interiore. Il bisogno è di trovare ciò che voglio da me, non ciò che vogliono gli altri. È un concetto che ha troppe sfaccettature”.

Il tuo animo è inquieto, non ne fai mistero. Avresti preferito essere diverso o proprio da questo tumulto cogli l’opportunità di crescere e trovarti?

“È una gran bella domanda! Non avrei voluto essere diverso, anche se non è facile vivere con un perenne tumulto interiore. Se fossi meno sensibile vivrei sicuramente meglio, ma non sarei io, quindi mi sta bene così. Non ho grossi rimpianti e rifarei quasi tutto in maniera identica. Gli sbagli non li rinnego, mi hanno aiutato a cresce e a diventare quello che sono, con tutta la consapevolezza. Ho sempre agito assumendomi pienamente la responsabilità delle mie azioni, senza alibi o imprecando la malasorte, la sfortuna. Mi sono sempre fermato quando le mie azioni avrebbero potuto nuocere altre persone ed anche questo è senso di responsabilità. Tutto quello che ho fatto per soddisfare o appagare la mia inquietudine, ha riguardato solo me. Oggi sono meno curioso, ma ho un animo indomabile, sempre alla ricerca, mai pago. Sento sempre come se portassi nello stomaco un vulcano pronto ad esplodere ed io placo il tutto scrivendo, come se mi servisse per scavare dei fori affinché fuoriesca un po’ di lava ed evitare così un’enorme esplosione, che alla fine porterebbe alla mia implosione. Mi viene da ridere se penso a quanto sia contorto il mio pensiero ma è la verità e spero di essere stato il più chiaro possibile. Detto questo, è palese che essere così mi ha dato la possibilità di conoscermi del tutto”.

“Troppo spesso si ci illude di essere felici, ma la realtà è che in tanti la felicità non l’hanno mai incontrata e, non conoscendola, sono convinti che ciò che hanno lo sia”. Ho citato testualmente queste tue parole. Sono dure da accettare, non trovi?

“È la realtà ad essere dura da accettare.  Ma tutto questo lo comprendi solo quando decidi di intraprendere quel viaggio, altrimenti tante domande non te le poni nemmeno e continui a sopravvivere nella convinzione di stare vivendo. L’importante è non svegliarsi mai, altrimenti, una volta ripresi da quel torpore, inizia la fase dei rimpianti e quella è davvero dura perché rende difficilissima la convivenza. Meglio restare assopiti per tutta la vita, piuttosto che svegliarsi troppo tardi. Poi, come spesso dico, il problema non è tanto inseguire la felicità perché è fatta di attimi, ma la serenità. Inseguire la felicità è un po’ come andare sulle montagne russe, mentre agguantare la serenità è la base dello star bene. Chi può dire di essere costantemente felice? La vita è dura, complicata, affascinante, mai scontata. È fatta di momenti stupendi ed altri incredibilmente difficili, quindi non si può essere sempre felici, mentre le difficoltà possono essere affrontate con la giusta serenità interiore”.

Infine, impossibile non chiedertelo, ci puoi anticipare qualcosa sull’uscita del tuo primo romanzo?

“Si tratta di un romanzo fluido nella lettura ma estremamente profondo e vale la pena soffermarsi su tanti particolari. Sicuramente ciò che non manca è la suspense, i colpi di scena e l’effetto sorpresa. Narra la storia di un venditore ambulante che si trova ad essere accusato da un giudice corrotto di aver assassinato un noto personaggio politico. Ci troviamo a Roma, durante una calda estate degli anni Novanta. Si intrecciano le vite dei vari personaggi e mi diverto a soffermarmi su ognuno di essi, sulle proprie debolezze, i propri rimpianti e l’impossibilità di dare una diversa direzione alle loro vite. Attraverso queste figure, metto in evidenza un aspetto che riguarda tutti: ognuno di noi ha varie personalità e quella che emerge è il frutto delle esperienze vissute, della propria storia. Non si nasce buoni o cattivi ma si diventa. Si può nascere con delle propensioni, ma il resto lo fa la vita. L’uomo fa delle scelte e quelle scelte fanno l’uomo. Il romanzo s’intitola “Accusa premeditata” ed ogni personaggio che si incontra durante la lettura ha tanto da raccontare ed alla fine ogni suo comportamento diventa palesemente frutto della vita vissuta, del suo passato. Direi che sono pagine che si fanno leggere e l’una tira l’altra perché si ha voglia di scoprire come finirà. Se posso permettermi un complimento, tengo a dire che il finale ha dell’incredibile”.

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