09/30/2022
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La medicina è l’arte di prendersi cura dell’uomo per non farlo ammalare

di Alessandro Cerreoni –

Quanto è importante nella pratica medica il giuramento di Ippocrate? Qual è il caposaldo su cui si fondano questi principi? Perché i dogmi non sempre sono la salvezza ai problemi di salute dell’individuo? E la medicina difensiva cos’è? Per saperne di più ne parliamo con il dottor Antonio Gorini (*), un medico che ha scelto la mission professionale di mettere al centro la persona nella sua complessità e trovare la cura che sia personalizzata e volta a ristabilire uno stato di salute prolungato 

Nell’epoca in cui viviamo e in questo particolare periodo storico, quanto è importante rimanere fedeli al giuramento di Ippocrate?

“Rimanere fedeli al giuramento di Ippocrate è l’unica salvezza per il medico e la medicina. Mantenere salde le radici nei valori costitutivi dell’”essere medico” permette di mantenere il timone dritto anche nella tempesta. In questi ultimi due anni abbiamo assistito a discussioni tra colleghi medici su idee contrapposte senza il doveroso e deontologico rispetto. La scienza non è e non deve mai essere un dogma, ma piuttosto ricerca. Lo spirito della ricerca è creare ipotesi e dimostrarne l’esattezza o meno con prove ed esperimenti. Nel mondo della scienza “sana” non vi è posto per le fazioni tra chi è nel giusto e chi nel torto. Un dialogo malato come quello che abbiamo visto di recente nei mass media riduce la credibilità della scienza e della medicina, che ancor prima di essere scienza è Arte”. 

Qual è il caposaldo su cui poggia questo giuramento?

“Ippocrate richiama il medico ad avere un alto spessore etico e morale, ad avere un comportamento ineccepibile, a mettere davanti a tutto la salute del paziente (“primum non nocere”, cioè “prima di tutto non fare danno”), considerare di famiglia tutti quelli che rispettano questo giuramento, e conclude dicendo che “sia un onere ed un onore essere medico secondo questo giuramento”. Credo sia una priorità oggi riabilitare la figura del medico come “colui che cura” con impegno e dedizione e merita rispetto per ciò che sa, fa e come lo fa e per come conduce la sua vita, nella rispettabilità e per il Bene comune. Questo appello va fatto in primis proprio ai medici che hanno perso, spesso, questo spessore culturale, etico e morale”.

La cosiddetta “medicina difensiva” può entrare in contrasto con i prìncipi basilari del giuramento?

“No. La medicina difensiva nasce con l’evoluzione tecnologica, l’uso di protocolli e linee guida e la disorganizzazione degli ospedali soprattutto nelle aree di emergenza. La medicina difensiva è quel processo per cui il medico richiede accertamenti e prescrive terapie con l’intento di proteggersi da eventuali denunce. Ciò comporta spesso esami e terapie superflue, ma visto l’alto costo e la durata di una causa legale, il medico è ben giustificato nel tutelarsi. Il personale è sottoposto a carichi di lavoro esagerati, mal pagato e non motivato. La mancanza di tempo riduce anche i tempi di una corretta comunicazione tra medico e paziente/familiari. Ciò è il motivo principale per l’aumento dei contenziosi legali. Inoltre, la politica degli ultimi dieci anni ha ridotto così tanto i posti letto ospedalieri, che i medici sono costretti a mandare a casa le persone nel più breve tempo possibile. Persone che spesso non hanno un interlocutore medico quando sono a casa. Tutto ciò incrementa il senso di “malasanità” e di frustrazione del malato e dei familiari. Sottolineo il fatto che nella maggior parte dei casi il medico viene assolto da ogni addebito, proprio perché la denuncia nasce come espressione di malumore e disagio più che per fatti concreti. È un po’ una guerra tra poveri. Tutti vittime di un sistema politico che negli anni ha distrutto la sanità pubblica”. 

Quanto sono importanti le conoscenze di un medico, al di là degli studi universitari e l’esperienza sul campo, per la cura del paziente?

“Le conoscenze apprese sui libri sono la base, ma si impara ad essere medico e a fare il medico con la pratica effettuata accanto ad un valido maestro. Io ho avuto la fortuna di avere diversi grandi maestri.  Il mio impegno nello studio e la loro esperienza e testimonianza mi ha completato e reso capace di svolgere un lavoro estremamente complesso.  Oggi, purtroppo, è sempre più difficile trovare buoni maestri disposti a “passare” il loro sapere (sapere, saper fare e saper essere) ai colleghi più giovani. Infine, non dimentichiamo che il primo “maestro” di ogni medico è il suo paziente! Ah, quanto si impara dal paziente! Si impara l’importanza dell’ascolto, dell’empatia, ma anche a visitare (toccare, auscultare, ecc.) e a verificare le proprie prescrizioni. Quanta emozione la prima volta che si misura la pressione o si fa un prelievo di sangue ad un altro essere umano… e lui ovviamente non sa di essere il vostro paziente numero 1… Con queste emozioni, paure, dubbi si ha la spinta a tornare a casa dopo 12 ore di lavoro ed aprire il libro per approfondire, verificare, ripassare… che fatica, ma che meraviglia”.

In un suo passaggio, il giuramento di Ippocrate parla di arte medica. Nella cura del paziente, dove finiscono i dogmi e dove inizia l’arte medica?

“Come dicevo prima i dogmi non esistono. La medicina è l’Arte del prendersi cura e nasce dall’osservazione degli eventi naturali e dell’uomo. Il dizionario definisce “arte”: Qualsiasi forma di attività dell’uomo come riprova o esaltazione del suo talento inventivo e della sua capacità espressiva; Qualsiasi complesso di tecniche e metodi concernenti una realizzazione autonoma o un’applicazione pratica nel campo dell’operare e part. di una professione o di un mestiere: a. poetica; a. militare; l’a. medica; essere dell’a, esperto o competente nell’ambito di un mestiere o di una professione; ‘prov. impara l’arte e mettila da parte’. Nella vita ogni esperienza o conoscenza può sempre tornare utile. Da questa semplice definizione capiamo che la medicina è da sempre l’arte di osservare i sintomi del malato e realizzare con l’esperienza una cura efficace. Solo col business farmaceutico nel secolo scorso si è iniziato ad esasperare il concetto di studio scientifico, nel senso che è vero solo ciò che è pubblicato su una rivista scientifica e da qui arrivare alla creazione di protocolli/linee guida di diagnosi e cura è stato un passaggio relativamente veloce, ma non funzionale per la medicina che riconosce l’essere umano come qualcosa di unico e irripetibile. Per il medico che è consapevole di ciò le linee guida possono guidare, ma non possono rivestire l’unica e ultima verità nella diagnosi e cura di un individuo”.

Perché c’è la tendenza generale a non discostarsi da un “protocollo ufficiale” in presenza di altre opportunità di cure?

“Qui torniamo alla medicina difensiva. La mentalità dominante porta a considerare più efficace ciò che è scritto nelle linee guida/protocolli, alla faccia di quanto detto prima, e, quindi, per evitare contenziosi si cerca di attenersi il più possibile ai “protocolli”. Questo modo di (non) ragionare porta ad un impoverimento enorme dell’atto medico. Il medico che si discosta dal protocollo lo fa a suo rischio e pericolo… quanti lo fanno? Quanti si prendono la briga di studiare e andare oltre il protocollo? E’ più facile fare come il gregge che esegue l’ordine del pastore e pensa di vivere nella ragione e senza problemi”.

Possiamo dire che un medico è completo quando cura e garantisce uno stato di benessere prolungato alla persona?

“Assolutamente. Ancora meglio sarebbe dire che il medico è colui che non fa ammalare le persone! Poi, se si ammalano, le cura e fa sì che questo stato di salute sia il più duraturo possibile”.

Partendo dal presupposto che ogni individuo è un essere a sé stante, è vero che qualsiasi patologia può avere uno sviluppo diverso e quindi un approccio terapeutico differenziato?

“Considerando la Persona come un’entità fatta di Corpo-Mente e Spirito, unica e irripetibile, possiamo certamente dire che qualsiasi patologia può avere uno sviluppo diverso ed ogni individuo dovrebbe avere una cura personalizzata”.

Arriveremo un giorno ad un sistema di cura “ad personam”?

“I limiti umani richiedono in ogni caso una generalizzazione per le materie più complesse, altrimenti non riusciremmo a gestirle. L’aiuto che viene dalle antiche medicine tradizionali (medicina tradizionale cinese, ayurvedica, fitoterapia, omeopatia per citare le principali) permette al medico moderno di avere maggiormente le capacità di approcciare al singolo in maniera “sartoriale”. Da sempre le medicine tradizionali hanno considerato l’Uomo nell’insieme di Corpo-Mente-Spirito. Le nostre tecnologie moderne cercano la “personalizzazione” della diagnosi e cura con metodiche sempre più raffinate che ricercano quel particolare di biologia molecolare unico di quell’individuo. Tutto ciò è molto interessante, ma fa parte di un approccio comunque “riduzionista” e non “olistico” come quello poc’anzi descritto. L’unione delle due strategie è, a mio avviso, la strategia vincente. La potremmo chiamare ‘medicina integrata’”.

Via Archimede, 138 – Roma

www.biofisimed.eu – Tel 06.64790556  (anche whatsapp)

antonio.gorini@biofisimed.eu

https://www.miodottore.it/antonio-gorini/internista-nefrologo-omeopata/roma

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