09/30/2022
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Marco Dalissimo: “Teresita mio amor”

di Marisa Iacopino –

“La notte è puntellata dai cartelli luminosi direzionali, viaggiano come sempre per farsi compagnia, poi discendono in una frazione scura, poche case, un benzinaio e un baretto”. E’ questa l’atmosfera in cui Marietto e i suoi amici srotolano le lunghe notti in una Roma di pasoliniana memoria; il giovane protagonista addenta la vita inseguendo un senso, per trovare la strada maestra e sconfiggere la paura di non farcela. Romanzo di formazione in cui seguiamo l’evoluzione di un ragazzo che cerca di cambiare lo sguardo della periferia dell’animo e della città.  “Teresita mio amor”,  l’ultima fatica di Marco Dalissimo, da AltroMondo Editore

bbiamo incontrato l’autore per rivolgergli qualche domanda.

Chi è Marco Dalissimo, nato Pelliccione? 

“Nasco a Roma, città dove vivo e fonte delle mie ispirazioni. La solitudine, i sentimenti estremi, le descrizioni psichiche dei miei racconti sono le cifre più evidenti delle narrazioni, dove onirico e reale si fondono fino a svelare un quotidiano visionario che trae la sua credibilità da episodi di vita comune che diventa ‘scenografica’. Ho alle spalle altri lavori, il romanzo ‘Nessun dio sulla terra’, a tutt’oggi il più autobiografico  che mette insieme un registro psicologico e immagini di puro riferimento cinematografico. A seguire, la silloge ‘Un anno senza giorni’. È un momento importante,  uno dei miei innumerevoli lavori digitali diventa una cover, sono infatti anche autore della copertina del libro. Forse per questa propensione pittorica e fotografica cambio il mio nome in Dalissimo e firmo in questo modo la raccolta che segue ‘Il presente diventa sempre’, appunti di un diario che svelano l’inconfessato amore per la poesia. Poi, nel dicembre 2020, in piena emergenza sanitaria,  il secondo romanzo, ‘Il posto del freddo’, limpida metafora sull’isolamento che talvolta la verità dei sentimenti impone. Arriviamo così a maggio di quest’anno con ‘Teresita Mio Amor’”.

Se è preponderante per Marietto il pensiero di essere iniziato al sesso,  al tempo stesso, il ragazzo non accetta l’idea di un incontro solo fisico. L’amore è il leitmotiv,  un uragano che irrompe nella sua vita. Attraverso  questo sentimento il protagonista conosce il dolore del crescere?

“Marietto, il protagonista, è un giovanissimo ragazzo vergine, questa condizione lo rende un sognatore, l’amore per Teresita diventa un ideale, inevitabilmente deve soffrire,  perché i suoi sentimenti sembrano irrealizzabili”.

Il ritmo della narrazione è incalzante. Il linguaggio svelto, percorso dalla poesia della strada, “si vede nei colori della sera che stasera è sabato…”, così come dalla capacità di contemplare l’universo umano e pensare all’assoluto “…c’è un sorriso che si sta aprendo come un fiore”. Cos’è per Marco Dalissimo la poesia?

“Sono tutte le cose che tacciono, che prendono voce per poter vivere. Nella scrittura, la ricerca di un aspetto più notturno dei sentimenti, il carattere taciuto dalla razionalità che talvolta il nostro vivere impone. Per me è il tentativo di vivere pienamente”.

‘Le onde schiariscono la riva, quel moto perpetuo che è andare, tornare, decidere e pensare, agire ed esitare’. Allo stesso modo, come un’onda, ci attraversa il pensiero dalla nascita alla fine del nostro viaggio terreno?

“Credo che andando verso la fine della vita, qualche eco o ricordo inconsapevole venga in luce. Così vogliamo ricordare il momento  della nascita, di per sé eterno. Credenti, atei, o agnostici”.

E ancora, si legge sul libro: ‘sembra la fine del mondo, invece è la fine del sogno.’ I sogni aiutano a tenere in piedi il mondo?

“I sogni sono il mondo stesso, in questo modo viviamo e sappiamo aspettare l’evolversi del fato”.

Marietto talvolta pare male assortito nel suo ambiente, quasi fatichi ad adattarsi… Un personaggio ‘storto’. Cos’è che lo rende tale, l’assenza di un ruolo sociale,  di stima da parte degli altri?

“Il disagio di Marietto è proprio nella mancanza di un futuro rassicurante, dice “Non possiamo continuare a sballarci  per sempre.” Credo che stimi le qualità dei suoi pensieri”.

“Meno male che fuori c’è il sole”. Il clima influenza la personalità del protagonista. E la tua? 

“Per me è fondamentale. Sole o pioggia influenzano fortemente il mio stato d’animo. Ma so amare l’ inverno, le sue giornate fosche”.

“Gente che non abita in città e nemmeno prima della città” Possiamo paragonare questa parte del nucleo cittadino a una borgata, come nei romanzi d’ambientazione romana della prosa di Pasolini? E come è cambiato il mondo dal tempo del grande scrittore?

La società è cambiata anche per la sua morte. Oggi ci sembra di precipitare verso un’omologazione totale. La società è fortemente dispersiva”.

Ci sono storie che nascono in prosa e poi cercano la vita. La tua storia sembra passata attraverso la vita,  prima di finire in prosa. E’ corretta questa interpretazione?

“Sì. La storia di Marietto l’ho scritta guardando giovani in disparte, soli. Apparentemente senza stimoli o entusiasmi. Ragazzi ‘borderline’, lontani da impegni sociali. Anche Teresita è una donna nell’ombra, bellissima e straniera”.

Quali, i tuoi progetti futuri?

“Vorrei mettere in scena uno spettacolo, il copione è completato da tempo. Chissà…”.

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