12/05/2022
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Takuma Tanaka: L’arte, forza trainante che cura e migliora la connettività sociale

di Marisa Iacopino –

“Fin dall’infanzia, mi sono interrogato sul mistero della natura, e che cosa significhi essere umano”. A porsi queste domande è il quarantaquattrenne pittore d’arte contemporanea edochiano.

Nasce a Tokyo nel 1977, vuole fare l’avvocato, ma all’esame di abilitazione fallisce, compromettendo la salute fisica e mentale.
Scopre che la pittura ristabilizza la sua mente, facendole ritrovare l’equilibrio. Successivamente, frequenta Lo Yotsuya Art Studium, fucina di maestri e pensatori tra i più innovativi in Giappone, luogo che incoraggia gli artisti a utilizzare l’arte come forza che può cambiare il mondo.
Ed è proprio questo l’obiettivo di Takuma Tanaka: “migliorare il flusso della società attraverso l’arte, contribuire alla ricostruzione positiva”. Le sue opere dalle tinte accese, vibranti, emanano energia, avvolgono con grande impatto emotivo.
Lo abbiamo raggiunto per rivolgergli qualche domanda. 
Vuoi raccontarci il tuo percorso artistico? 
“Non ho frequentato una scuola d’arte. Dopo la laurea in legge alla Waseda University, volevo superare l’esame di avvocato. Studiavo sedici ore al giorno, e a causa dell’intensa attività, ho minato la salute mentale e fisica. Un giorno, il medico mi ha consigliato di esplorare la pittura come opzione per la guarigione. Ho trovato così nell’arte un mezzo di riabilitazione. Dipingere è stato il modo per rientrare nella società. Ho iniziato vendendo i miei quadri in strada per 1000 yen ciascuno, ma così era difficile vivere d’arte”.  
E poi sono arrivate le gallerie in Giappone, Canada, Taiwan, Parigi. I suoi dipinti sono conservati all’Ulster Museum, nel Regno Unito. Nel 2012 a New York è stato selezionato tra migliaia di artisti nel concorso “Art Takes Time Square”. La tua opera proiettata e pubblicata in un album commemorativo. Secondo te la pittura viene contaminata dalle esperienze accademiche?
“A mio parere, la conoscenza accademica è una specie di spada a doppio taglio per gli artisti. Le nuove creazioni devono riflettersi sul passato, e l’accademia a volte ci dà la grande idea. Tuttavia, può diventare un fardello per le nuove creazioni…”.
Quanto conta il disegno nella tua arte pittorica?
“Per me è molto importante, perché è l’abilità di base di tutti i pittori. Inoltre, si può individuare l’espressione personale di ogni artista vedendo il suo disegno”.
Percepisci quando un lavoro è finito? 
“In realtà non sono sicuro di quando il lavoro viene completato, perché non conosco la sensazione di completamento”.
Qual è la prospettiva del tuo lavoro: narrativa, evocativa, provocatoria o altro?
“È possibile che le mie opere contengano tutti e tre gli elementi: narrativo, evocativo, provocatorio. La mia prospettiva sul mondo come artista è che tutto è connesso allo stesso livello. Creature e atomi, cose organiche e cose inorganiche che dovrebbero essere divise, ma secondo me non sono poi così diverse, quando le vediamo dal punto di vista dell’ecologia”.
In un mondo sommerso dalle immagini (nessuno ha prodotto più immagini dell’uomo di oggi), la pittura può ancora offrire qualcosa di originale?
“L’arte è come creare le proprie mappe. Può essere qualsiasi cosa, anche se questo mondo è sopraffatto da tanti immagini. L’arte è il concetto base, e se si prosciuga, le conoscenze e le abilità applicative non possono crescere”.
Cosa rappresenta la serie degli Human Sushi?
“I miei interessi provengono dalle scienze sociali. Questa serie è basata sul rimorso per l’umanesimo, gli esseri umani che da sempre si considerano i padroni del mondo, mantenendo il controllo su tutto. Dobbiamo riflettere, essere più umili. In questa serie, ho dipinto alieni che li mangiano come Human Sushi”.  
E il Gatto-Coniglio? 
“Il Gatto-Coniglio è un personaggio proveniente dalla serie degli Human Sushi. Esso mangia gli umani, ma non è un mostro. Ama, canta, balla, si sente triste e felice proprio come noi. Rappresenta l’esistenza di altri esseri viventi che gli umani non possono conquistare, come il coronavirus”.
Come vengono accolte le tue opere nelle mostre occidentali?
“Gli occidentali valutano soprattutto la mia idea di degenerazione, di perversione, come lo Human-sushi, un concetto per cui gli esseri umani vengono conquistati. Questo può evocare la simpatia delle persone, e può anche ottenere l’universalità”.
In un mondo attraversato dalla pandemia, i tuoi lavori fanno riflettere su…
“In questa situazione di pandemia, la mia arte è uno strumento per riconsiderare la società centrata sull’uomo. L’antropocentrismo ha messo in crisi l’umanità. Il cambiamento climatico e l’evoluzione tecnologica stanno rendendo la situazione incontrollabile. L’essere umano non è superiore alle altre creature. Secondo la biologia molecolare e le ricerche genetiche, l’homo sapiens differisce poco dalle altre creature, solo l’1 per cento dallo scimpanzé. Se questo è vero, non è corretto pensare di essere speciali”.

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Michelangelo Mammoli
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