04/24/2024
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Toni Malco: “A 68 anni forse inizio ad essere vicino al successo”

di Mara Fux –

Vincitore del Telegatto nel 1978, punta di diamante della RCA negli anni d’oro della musica italiana nonché stimato compagno di viaggio e d’avventura di celeberrimi cantautori, Toni Malco brinda ai suoi 68 anni regalandosi il singolo “I pensieri di un uomo” e una raccolta di aneddoti e ricordi nel libro “Una vita in gioco”.

Toni adesso puoi svelarcelo: “Ma Liliana dove sta?” 

“Adesso proprio non ne ho idea ma quando uscì era sul lato A di un 45 giri vinile distribuito dalla RCA, la più importante casa discografica italiana. Il brano era proprio sulla bocca di tutti,  vinse il premio nazionale “Centocittà” aggiudicandosi il Telegatto di TV Sorrisi e Canzoni e, come si dice oggi, spaccando ovunque andasse”.

Tralasci il dettaglio che all’epoca, come nome d’arte, firmavi Toni Pagano, pseudonimo che hai utilizzato anche nell’81 con “Bastardo amore” e nell’83 con “Vola Lazio vola”.  

“Toni Pagano era il nome d’arte che avevo scelto come attore di fotoromanzi per la Lancio e che utilizzavo sulle navi da crociera dove cantavo conquistando il cuore alle belle, ricche signore in vacanza. Che vuoi farci: non avevo ancora chiare le idee sul percorso da intraprendere quindi mi dividevo sfruttando al massimo le doti; avevo un bel fisichetto, la faccetta carina coi boccoletti biondi e gli occhi verdi, sapevo cantare. Sulle navi e nei locali andavo alla grande! Le viaggiatrici facevano la fila per sentirsi dedicare una canzone. A pensarla oggi fa ridere ma sono stati momenti indelebili della mia gavetta”. 

Tutto questo è avvenuto prima o dopo il Telegatto? 

“Assolutamente prima, considera che già a sedici anni accompagnavo con la chitarra Gianni Nazzaro o Emilio Roy, un cantante melodico famoso soprattutto per aver tappezzato l’Italia con i manifesti del suo “L’uomo che non perdona mai”. Io ho sempre voluto fare musica ma siccome ero figlio di una ex attrice e di un operatore cinematografico, i miei volevano che sfondassi nel cinema.  Ma non ho dato mai loro retta. Mentre parliamo mi torna in mente la prima volta che ho suonato in un Veglione, era il 1971, avevo si e no sedici anni e suonammo il Tuca Tuca; per la serata ci diedero settantamila lire che dividemmo prendendoci quindicimila lire a testa e riconoscendo diecimila lire  a chi ci aveva organizzato la serata”. 

È cambiato il mondo discografico? 

“Un’enormità. All’epoca avere un contratto con RCA era tanta roba ma ciò nonostante fare il musicista era un mestiere a rischio. Io ero diplomato grafico ma quando il Poligrafico mi inviò la lettera d’assunzione, ne feci un aeroplano e lo gettai dalla finestra perché comunque avevo firmato con RCA. Mio padre, quando lo seppe, non mi parlò per tre mesi e aveva ragione perché avrei avuto certamente una carriera da dirigente e mi sarei garantito una pensione. Poi anche altri musicisti avevano una professione oltre la musica: Locasciulli, Iannacci. Ma che ti devo dire: era come dire ad uno che vuol fare il calciatore, che è stato preso dal Real Madrid”. 

Nessun rimpianto quindi per il posto fisso? 

“Ma scherzi? Ho avuto delle possibilità da capogiro, ero spesato per tutto: ristoranti, viaggi, alberghi. Per spostarmi adoperavo solo taxi. Senza considerare che stare negli studi significava incontrare i grandi: a mensa, mentre mangiavo, chiacchieravo con Battisti, Baglioni, Rino Gaetano. Mi ricordo che mi stupivo tantissimo di come vestisse Battisti che si presentava in completo blu con una valigetta 24 ore e tutto sembrava fuorché un artista mentre era il più grande di tutti, l’unico che ad oggi sia riuscito ad abbracciare più di cinque generazioni”. 

A proposito di Gaetano, della tua amicizia con lui e Troisi parli molto nel tuo libro “Una vita in gioco”. 

“Sono stati due grandi amici. Rino lo conoscevo da sempre, è stata la prima persona cui telefonai quando firmai con l’RCA; era del’50, aveva cinque anni più di me, gli piaceva come suonavo e mi dava tante dritte. Con Massimo ho condiviso otto anni di pura amicizia, ci siamo conosciuti giocando a pallone con la Nazionale Cantanti & Attori. Abbiamo stretto perché da me si sentiva trattato in modo normale ed era così”. 

Come cantautore c’è un brano cui sei più legato? 

“I brani sono figli, vuoi bene a tutti ma voglio bene anche a quelli che canto nei miei concerti interpretandoli per le emozioni che mi trasmettono”.

Pensavo che mi rispondessi “I pensieri di un uomo”, che è il tuo nuovo singolo. 

“In realtà è il titolo di quello più leggero tra quelli del nuovo album ma è quello che sta soddisfacendo a pieno le aspettative dei miei produttori, lo Studio 63, che sono tedeschi. E’ uscito da un mese ed ha oltre 17.000 visualizzazioni, la melodia è orecchiabile, leggera, briosa ed è stato curato da Luigi Lopez, uno che ha firmato canzoni memorabili come ‘La nevicata del 56’, ‘La notte dei pensieri’, ‘Pinocchio perché no?’ e da Maria Rita Parroccini. Diciamo che questo è quello più giocoso ma ce ne sono altri molto belli come “In questo silenzio che c’è” o “tre volte giuro” o “nel blu” che a dir di tutti sembrava fosse perfetto per Sanremo ed invece è stato scartato”.

Scartato all’ultimo Sanremo? 

“Sì, sembrava calzasse a pennello, andava bene di qua, andava perfetto di là e invece alla fine non è andato da nessuna parte. Ma tanto non è la prima volta che mi capita, mi sono iscritto già cinque o sei volte senza riuscire a farlo”. 

Pensi che avrebbero dovuto darti più spazio? 

“Penso che avrei dovuto raccogliere di più di quello che ho dato ma siccome sono una persona semplice e buona d’animo le cose sono andate così. Intanto però, anche senza Sanremo, la mia carriera continuo a farla a testa alta perché amo dannatamente questa professione e sono la prova vivente che non è vero che se non fai Sanremo allora non sei un cantante, perché io faccio questo mestiere con amore e con la voglia di sempre e la gente lo sa e lo apprezza ripagandomi con la sua presenza ai miei concerti”.

I tuoi live sono sempre strapieni: merito anche di Vola Lazio vola? 

“Quel brano è nato per gioco, è stato un grande successo ma per certi aspetti mi ha penalizzato e comunque nonostante abbia venduto 1.300.000 copie, non mi ha fatto saltare il fosso. Come vedi faccio questo lavoro tenendo ben saldi i piedi per terra: una cartomante mi disse che avrei raggiunto il successo in età avanzata. A 68 anni forse inizio a starci vicino”.

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