10/20/2021
HomeCulturaDaniela Stallo: La cronaca-diario di un anno scolastico

Daniela Stallo: La cronaca-diario di un anno scolastico

di Francesca Ghezzani –

La scrittrice Daniela Stallo è tornata in libreria con “Bruciati vivi” (Arkadia, Collana Eclypse), un noir dove fatti di sangue e indagini si intrecciano a un racconto di scuola, di donne, di desideri e ricerca della felicità.

Daniela, ci presenti Luisa e la sua storia, con un accenno alla trama di “Bruciati vivi”?

“Luisa Marinai è un’insegnante pendolare da trent’anni e racconta, in una cronaca-diario, un anno scolastico. Vive in città, in un appartamento in zona 167 e viaggia ogni giorno su una strada tra nebbia e acqua, ondate d’acqua. Sente un suono nell’orecchio, un vuuuuuuuuuuuuuuuuuuuu che la angoscia dentro il cuscino, crede che provenga dai cantieri navali, ma non ci sono cantieri navali, nelle vicinanze. Stanca, demotivata, disillusa, si sente non gratificata e malpagata, l’emicrania la trafigge come una spina di rosa conficcata in un punto variabile della testa. Il marito, che gestisce un negozio di ferramenta, è ossessionato da una partita di trapani difettosi, non vede altro. Luisa non ama più gli alunni, l’amica, i genitori. Si nutre di pastina al burro e buste di funghi surgelati. Lo svilimento della sua vita sta anche nel suo frigorifero. È inseguita da una Golf che la perseguita sulla superstrada, un tizio con gli occhi blu la spaventa, la tallona, la sorpassa, e lei vorrebbe, con un punteruolo, bucare quegli occhi di ghiaccio.  Luisa vorrebbe uno stipendio diverso, un uomo dirigente diverso. Vorrebbe un altro lavoro, ma le basterebbe un trasferimento, una sede più vicina, senza la strada e la pioggia, perché spera ancora che ci sia una scuola che possa renderla felice.Crede, in fondo, che in un lavoro migliore stia la felicità e chiede ai suoi colleghi di esprimere i propri desideri, ‘che cosa vorresti ci fosse nella scuola per essere felice?’. Li trascrive in liste ossessive, ha in animo di mandarle al ministro. Viaggia con un bloccasterzo, le serviva, un tempo, come antifurto dell’auto, ora lo tiene nella bauliera, la fa sentire al sicuro. Poi un giorno, a novembre, in maniera non del tutto lecita, Luisa viene in possesso di una somma di denaro, letteralmente e materialmente caduta dal cielo. Pensa che la sua vita finalmente potrà cambiare. E invece un paio di omicidi si mettono sul suo percorso: qualcuno muore, in questo viaggio di follia tra strada, camion, pioggia e persone invisibili”.

Dietro alla storia di Luisa si cela la Sindrome del burnout… spiegaci meglio.

“Forse prima si chiamava esaurimento nervoso lo stress psicofisico del lavoratore, non solo dell’insegnante. È una patologia, con le sue fasi, il suo processo, i sintomi. Ne parlo non certo da tecnico, non da esperto, da medico, è solo una narrazione, una storia.  Prima di scrivere, e durante la formazione del libro, perché niente fosse improvvisato, ho consultato gli studi del dottor Lodolo D’Oria, che da anni si dedica al problema, e altro materiale. I bruciati vivi sono i lavoratori, il tema è lo stress psicofisico del docente, in una scuola differente da quella a cui siamo abituati a pensare, grigia, non rassicurante, frustrante, dove colleghi e studenti non sempre si amano e non sempre sono amati. Il tempo e la disillusione incidono fortemente sulla condizione del lavoratore. La routine, la demotivazione, la percezione dell’inutilità, lo scollamento, l’alienazione sono sintomi della patologia, a volte il lavoratore, ormai fragile, sperimenta insieme situazioni di mobbing. Di certo la vita privata, la famiglia, le relazioni più o meno forti, sono determinanti per diventare un soggetto in burnout. E in questo libro, in particolare la situazione è aggravata dal pendolarismo. Il pendolarismo è faticoso, faticosa la strada, che divide posti e persone, la pioggia, lo straniamento di un luogo che non riesce ad appartenerti e dove vivi solo per un periodo del giorno. Ancora di più per una donna che, tutt’oggi culturalmente, si accolla la gran parte delle incombenze domestiche, un altro lavoro dopo il viaggio di rientro. Luisa, prima di tornare a casa, resta qualche minuto in auto, ascolta il silenzio, guarda l’appartamento dal cortile, aspetta, si ferma dentro il sedile, prima di avviarsi”.

Se dovessimo descrivere Luisa con solo tre aggettivi, quali useresti?

“Invisibile, sarcastica, in fondo libera”.

Infine, ci dai un’immagine della scuola non convenzionale?

“Luisa pensa che sia un organismo autorigenerante, che vive di vita propria, potrebbe autogovernarsi. La lasci a luglio e lei aspetta, uguale, che si torni. Mi piace questa idea di Luisa, la condivido, anche io la guardo, a ogni rientro, con stupore e meraviglia, eterna”.

Condividi Su:

redazione@gpmagazine.it

Valuta Questo Articolo
NESSUN COMMENTO

LASCIA UN COMMENTO