03/02/2024
HomeCulturaEnnio Masneri: “Autoironia, impegno e riscatto sono gli ingredienti dei libri che scrivo”

Ennio Masneri: “Autoironia, impegno e riscatto sono gli ingredienti dei libri che scrivo”

di Francesca Ghezzani –

Ennio Masneri, nato a Crotone nel 1978 e oggi residente a Milano, è sordo oralista dall’età di due anni. Scrive per ricordare le parole e legge per entrare nel mondo, non per uscirvi, come spesso succede agli altri. 

Nel 2021 ha esordito con una raccolta di romanzi brevi noir e nel 2023 con l’opera “L’ombra del ciliegio” si è aggiudicato il primo premio in occasione della VII edizione del Premio Internazionale Castrovillari Città Cultura per la sezione Letteratura per bambini e ragazzi. 

“La misura dell’orizzonte” è il suo primo romanzo poliziesco con protagonista il commissario calabrese Corrado Perri.

Ennio, questa volta sei tornato in libreria con un giallo pubblicato da Golem Edizioni, Collana Le Vespe n. 58. Possiamo descriverlo come un poliziesco che scandaglia l’animo umano e lo pone davanti all’interrogativo cosa siamo disposti a sacrificare per salvarci o per difendere il nostro ideale di giustizia? Alla fine, questa domanda trova una risposta?

“Sì, perché, laddove non arriva la giustizia istituzionale, quella cioè di uno Stato di diritto, alle volte si è costretti ad agire da soli quando ci si scontra con una certa omertà e una mentalità tutt’oggi esistenti figlie d’un patriarcato asfissiante e incentrate sulla difesa arrogante dell’onore a tutti i costi. Solo il progresso può dare una mano pesante”.

Passare dalla letteratura per ragazzi al poliziesco è un bel salto letterario. Hai mai pensato di scrivere un domani un giallo per i più giovani?

“Chissà, forse un giorno mi sarà possibile scrivere un giallo per i più giovani. Al momento mi sto “allenando” con il poliziesco destinato a lettori adulti e il romanzo di formazione, poi… chissà!”.

Tornando al concetto di giustizia, chi o cosa vuoi riscattare tramite queste pagine?

“Il sogno del calabrese onesto che vuole ritornare nella sua terra natia a cambiare le cose ancora arrugginite da una mentalità piatta, da certe lobby che fermano il progresso per paura di perdere i propri interessi, anziché investire. Scrivere questo libro è come mostrare la nostra voglia di riscatto usando l’arma più potente che abbiamo: l’autoironia. Il vero problema della Calabria non è l’assenza dello Stato, ma il calabrese che rifiuta l’aiuto e preferisce lasciare le cose così come stanno. Solo riconoscendo quel male a cui abbiamo permesso di espandersi liberamente possiamo fermare tutto questo”. 

Per te scrittura e lettura hanno un valore enorme perché ti consentono di comunicare. Vorrei chiederti una precisazione volta ad abbattere ogni pregiudizio in materia. Oltre a sordo, essere oralista non è un’etichetta?

“Sarò sincero, fino a pochi anni fa non sapevo che esistesse il termine “oralista”. L’ho appreso sui social e ci ho riflettuto sopra. Quando sono diventato sordo da piccolo a causa di una meningite (non dobbiamo aver paura di chiamare la malattia con il suo nome!) ho rischiato di diventare segnante Lis, ma grazie all’intervento di una grande logopedista come la dottoressa Adriana de Filippis siamo andati contro corrente: ho ripreso miracolosamente a parlare grazie all’oralismo, agli esercizi linguistici, alla lettura, alla sottotitolazione in tv, a una migliore protesizzazione e ai sacrifici dei miei genitori. La parola intesa come mezzo di comunicazione è qualcosa da apprendere ogni giorno, non un qualcosa di innato: da qui la certezza che il mutismo non c’entra niente con la sordità. Tuttavia, ho appreso che esiste una misera “guerra” tra segnanti e oralisti, senza contare che quando qualcuno mi conosce vengo indicato come un possibile segnante solo perché porto le protesi acustiche. E questo è dovuto al fatto che vige ancora una mentalità, anche da parte dei media, secondo cui se uno è “sordo” (magari oralista, magari bilingue…) viene additato, anzi bollato, senza informarsi prima con l’interessato, con un termine obsoleto e abolito da una legge di alcuni anni fa: ‘sordomuto’”. 

Infine, non certo per importanza, su iniziativa personale hai chiesto udienza al Senatore Ernesto Rapani per sottoporre alla sua attenzione una tematica che ti sta particolarmente a cuore. Ce la vuoi raccontare? Quale iter legislativo si è avviato?

“È partito tutto quando ho notato che, malgrado il progresso tecnologico e scientifico e una sensibilizzazione più incentrata sulla conoscenza della Lis che sull’oralismo, la mentalità attuale è praticamente rimasta uguale: siamo ancora tutti “sordomuti” e quindi, in un certo senso, da sottovalutare. Mi sono sentito, pertanto, in dovere di fare maggiore opera di informazione e sensibilizzazione, forte dell’idea secondo cui non tutti i sordi (anche quelli molto profondi) sono uguali tra di loro. Avvertendo che tale discriminazione è diventata insostenibile in molti ambiti, ho avuto la possibilità di parlarne con il senatore Ernesto Rapani (che ringrazio in questa intervista), trovando nella sua persona un interlocutore sinceramente interessato a tale tematica. Gli ho esposto i problemi che noi oralisti spesso incontriamo malgrado il nostro impegno a spiegare trovando in risposta muri di gomma. Gli ho fatto presente che abbiamo una nostra dignità, alla pari di quelli che sentono normalmente o dei segnanti, conosciamo i nostri diritti e i nostri doveri, ma non veniamo riconosciuti individualmente: siamo sottoposti a uno standard fisso che, il più delle volte, ci danneggia. Pertanto mi sono fatto portavoce di quella maggioranza di sordi oralisti e bilingui per chiedere il riconoscimento da parte del Governo dell’esistenza delle persone sorde oraliste, cioè di quelle persone che, una volta accertata la sordità, non si sono date per vinte e hanno intrapreso un duro cammino per riacquistare la parola. Il Senatore Rapani si è subito attivato e io stesso ho collaborato con lui alla creazione del ddl “Delega al governo in materia di politiche per l’inclusione delle persone con disabilità uditiva” in questi mesi depositato, in cui, senza ledere i diritti dei segnanti, vengono aggiunte nuove disposizioni e aggiornate le precedenti, incluso l’abbattimento di certe barriere mediatiche instaurando una campagna di sensibilizzazione sull’oralismo. In tal modo noi sordi oralisti potremo avere la possibilità di essere aiutati a dare anche il nostro contributo all’evoluzione della società attuale”. 

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G.R.A.Guida Romana A
Maria Paola Guarino:

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